Perché voto de Magistris, perché non è una delega in bianco

dema

Sono di sinistra, da sempre. Meridionalista da quando ho messo piede per la prima volta nei Paesi Baschi. Favorevole alle unioni civili perché indifferente al sesso di una persona o di una coppia. Contrario all’occupazione della Palestina, pur condannando aspramente l’antisemitismo. Sono dalla parte dei Sud del mondo, includendo in questa categoria le classi popolari di ogni Paese. Sostengo la resistenza curda contro l’integralismo dell’Isis. Sono antifascista e odio il razzismo. Per quale ragione non dovrei votare per riconfermare Luigi de Magistris sindaco di una Napoli autonoma, l’esperienza amministrativa più radicale in Italia?

Nessun’altra metropoli della penisola ha un quadro politico paragonabile a quello napoletano, dove centro-destra e PD arrancano, nonostante non lesinino apparentamenti da Partito della Nazione che verrà. Tutto pur di far cadere la più grande città del Sud. Anomala proprio in virtù del suo essere meridionale. Da parte nostra non c’è solo la revisione della narrazione agiografica dell’unità d’Italia, ma anche la messa in discussione delle politiche economiche che da un secolo e mezzo scandiscono l’esistenza della nostra nazione, della distribuzione palesemente ineguale della ricchezza. Qui e ora, non nel 1861, non nel nome di un Re o per diventare l’estremo lembo della Fortezza Europa. Io voglio un Mediterraneo che sia canale di pace e dialogo fra i popoli, non confine e cimitero per i migranti.

Vengo dai centri sociali. Insieme alle mie compagne e ai miei compagni dell’area che riunisce Insurgencia, Mezzocannone Occupato, Dada, collettivi studenteschi e comitati territoriali abbiamo candidato al Comune Eleonora de Majo, e come presidente della Terza Municipalità Ivo Poggiani. Entrambi in demA, la principale lista a sostegno del sindaco Luigi de Magistris. Vengo dai centri sociali ma non ho alcuna ambizione di rappresentare anche quelle aree di Movimento che non votano per principio, o che non hanno ritenuto opportuno esprimersi esplicitamente. Rispetto sempre le scelte di chi considero comunque un mio compagno di strada. Anche quando i percorsi non sono necessariamente gli stessi.

Voto de Magistris e lo sostengo attraverso i miei candidati perché credo che sia importante continuare a sperimentare un progetto di attraversamento istituzionale, soprattutto in un contesto storico che vede Napoli laboratorio politico e anomalia, bastone fra le ruote del renzismo, delle lobby che lo sostengono e di cui è espressione. Qui nella mia città sta nascendo una forza potenzialmente proiettabile da Sud e da sinistra anche sullo scenario nazionale. Io ne sono certo. Ma non è una delega in bianco, né l’elogio dell’autonomia del politico. L’amministrazione che verrà e i miei stessi compagni, se venissero eletti, dovranno essere sempre al servizio del popolo sovrano. E di quelle istituzioni assembleari non elettive ma partecipative, che si spera possano accompagnare criticamente, in maniera costruttiva, l’amministrazione de Magistris nei prossimi cinque anni.

Domenica 5 giugno io voto per non tornare indietro.
Voto per guardare avanti.
Per un paese diverso e migliore, dove Napoli reciti finalmente il ruolo che le compete.
Come esempio che dal basso si può fare.
E si può anche vincere.

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